Cosa vuol dire dematerializzazione?

Nell’ Internet Era, ogni giorno vengono creati infiniti nuovi portali che ci connettono al mondo virtuale.

Ma cosa succede quando il digitale diventa così familiare e diffuso da smettere di essere percepito come vera e propria tecnologia? Quando gli oggetti di ogni giorno, da un telefono ad un orologio, iniziano ad avere più informazioni su di noi che noi stessi?

Basta andare su kickstarter o indiegogo e vi accorgerete che la maggior parte dei prodotti sembrano computer “sotto copertura”: annaffiatoitazze, addirittura materassi… tutti oggetti che cercano di installare i loro software nella nostra giornata nel modo più naturale possibile, promettendoci di migliorarla.

Un analista Gartner chiama questo processo dematerializzazione e si tratta di uno dei maggiori trend del digital business.

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Il dialogo uomo-macchina è appena iniziato

Questi device potrebbero sembrare senza senso, ma solo a chi non ha chiaro il loro scopo principale: non è più l’originalità, ma la funzionalità a creare valore. I prodotti sono specificatamente programmati per scoprire i valori immateriali di cui nemmeno noi sapevamo di aver bisogno. Per far questo, bisogna instaurare il giusto dialogo tra uomo e macchina.

Possiamo riassumere questo processo in quattro step:

  1. Capire gli user
    In un mondo di valori de-materializzati, il prodotto iniziale serve principalmente ad analizzare, misurare e scoprire.

    Come mi usano i consumatori? Quanto spesso e in quali situazioni? Come potrei migliorarmi?

  2. Focalizzare l’attenzione
    Una volta raccolte abbastanza informazioni, ci si può concentrare sull’area di interesse scelta.

    Cosa posso misurare? Qual’è il contesto? Che valore posso tracciare dalle informazioni sulle location, sui gruppi user e sul loro comportamento?

  3. Indirizzare le informazioni
    Al contrario del prodotto fisico, le informazioni data sono inesauribili. Possono essere condivise per offrire nuove funzioni e insight agli user, developer ecc…

    Che tipo di informazioni condividono gli user? Posso trasformare tali informazioni in un app? In un gioco? Che tipo di informazione è appropriata per la condivisione e la vendita?

  4. Utilizzare le informazioni raccolte
    Oggi una compagnia con un archivio informazioni ben strutturato, può servirsene come base per la realizzazione di nuovi prodotti, per creare nuove costellazioni di co-creatori ed ecosistemi business/device, ecc…

Per capire come la situazione potrebbe evolversi vi facciamo l’esempio della palla da calcio miCoach di Adidas. Munita di sensori e collegata all’app, è possibile monitorare la velocità, la precisione e la potenza del tiro, migliorare e imparare nuove tecniche. Con il tempo gli user impareranno a considerare la palla come una vera e propria allenatrice. Probabilmente il prossimo passo sarà la condivisione delle informazioni con altri utenti, fino ad arrivare alla possibilità di gareggiare tra di loro. Forse i talent scout e gli allenatori inizieranno a individuare i calciatori migliori e, alla fine, potrebbe emergere un intero nuovo modo di allenarsi con feedback, social gaming e altri prodotti. La palla diventa quindi il volto di tali possibilità, anche se non è lei ad essere realmente importante, ma il sensore che abilita questo nuovo mondo di servizi digitali e modelli di business.

Benvenuti dunque nel mondo del valore immateriale, dove i device non sono più pubblicizzati come semplici tecnologie, ma vengono  “travestiti” da oggetti familiari la cui reale forma viene dimenticata. Perché la tecnologia, sì, rende la nostra vita un po’ più semplice… ma se arrivasse a sostituirci del tutto?

HAL 9000 – 2001 Odissea nello Spazio


fonte: Gartner